Salvatore Satta ne “Il Giorno del Giudizio”, scrivendo dei nostri uomini e delle nostre donne afferma:
“se io guardo la gente di Galtellì, e sono i resti di quella di allora, io vedo gli uomini asciutti, sottili col giubbone rosso aperto da un lato sul petto, il passo leggero e quasi danzante, se ascolto il loro parlare sfumato e quasi aspirato … e se fossi musicista ne verrebbe fuori un balletto altro che questo libro. ….. e poi sono buoni, miti, e le loro donne nella loro effimera giovinezza hanno i seni tanto prorompenti che li imbrigliano con due cordicelle.”
Da “CANNE AL VENTO” - 1913
“Il sole obliquo fa scintillare tutta la pianura; ogni giunco ha un filo d'argento, da ogni cespuglio di euforbia sale un grido d'uccello; ed ecco il cono verde e bianco del monte di Galte solcato da ombre e da strisce di sole, e ai suoi piedi il paese che pare composto dei soli ruderi dell'antica città romana.”
“I fantasmi degli antichi Baroni scendevano dalle rovine del castello sopra il paese … percorrevano le sponde del fiume alla caccia dei cinghiali e delle volpi: le loro armi scintillavano in mezzo ai bassi ontani della riva, e l'abbaiar fioco dei cani in lontananza indicava il loro passaggio.”
V. ANGIUS, scrivendo di Galtellì per il Dizionario Casalis afferma: “Né giorni di festa si concorre in luogo pubblico al ballo nazionale, che menasi alla nenia di un coro a quattro voci e il cui sollazzo cessa al terzo rintocco della campana parrocchiale, che richiama tutti all’adorazione del Santissimo”.