Galtellì
Galtellì è posizionato sulle propaggini del Monte Tuttavista, in una posizione da cui domina la vasta piana che si apre verso il mare seguendo il corso del fiume Cedrino. I primi documenti riguardanti questo centro risalgono al secolo XII quando divenne cuore della vita religiosa e civile di una vasta regione, con la sua nomina a Capoluogo di Curatoria e Sede Diocesana dell’omonimo vescovado: non mancano comunque nel suo centro abitato e territorio tracce abitative sin dall’epoca preistorica, ben testimoniate dalle “Domus de Jana”, dai Nuraghi e dalle Tombe dei Giganti. Del suo antico splendore restano testimonianze importanti: l’antica cattedrale, una serie di chiese, le rovine di un antico castello e il suo splendido centro storico, che ancora oggi fanno vibrare un’aria di contestuale nobiltà e miseria.
In quest’incantevole luogo, con le sue numerose chiese, le strade e le piccole abitazioni, con il sorprendente fiume Cedrino ed il monte Tuttavista dalle cui vette si gode lo straordinario golfo d’Orosei e tutto il massiccio montuoso del Gennargentu, la famosa scrittrice Grazia DELEDDA ambientò il suo romanzo “Canne al Vento”, premio Nobel per la letteratura nel 1926, rendendo eterni i nostri scorci e le nostre case.
Da quest’esperienza letteraria è nato l’omonimo “Parco Letterario Grazia Deledda”, illustre scrittrice che con i suoi romanzi ha iniziato a far conoscere con profondità in tutto il mondo, il fascino e la misteriosità del nostro piccolo centro, proponendo le nostre antiche atmosfere ed i caratteri forti e originali, ancora oggi attuali: la nostra cultura che conserva parti significative di quei valori ancestrali che unisce profondamente gli uomini a questa terra.
Particolari e suggestive le nostre chiese, custodi di un attraente patrimonio d’arte sacra, sono mèta di pellegrinaggi da tutta l’isola: dalla cattedrale di San Pietro (Sede vescovile sino al 1779 - è eccellente la sua acustica ed i suoi stupendi affreschi risalenti al XII secolo) alla chiesa del SS. Crocifisso ove è presente la statua lignea del Cristo, simbolo religioso di Galtellì, che nel 1612 e 1667 ha sudato sangue e che nel corso dei secoli ha compiuto innumerevoli prodigi e miracoli tali da suscitare un forte sentimento religioso in tutte le parti dell’isola ed ove ancora oggi si svolgono i momenti più umani e più solenni del culto mariano e della religiosità galtellinese.
Ancora oggi in questo luogo resistono simboli e segni di un’antichissima devozione religiosa: degni di menzione sono soprattutto i riti della settimana santa, pratiche devozionali ultrasecolari, gestite dalle confraternite di Santa Croce (1612) e delle Anime (1700 circa), in cui si distinguono la “Cerimonia del Lavabo” (lavanda dei piedi), de “Sa suchena” (l’Ultima Cena) e le processioni del Venerdì Santo, chiamata “De Sos Nicodemos” (Dei Nicodemi) e di Pasqua nota “De S’Incontru”.
Esclusiva è la ricchezza di brani religiosi della nostra “cultura musicale”, testi recitati da molti secoli nei suoi peculiari aspetti armonici e melodici per mezzo delle citate Confraternite di Santa Croce e delle Anime, i quali privi d’alcuno spartito melodico sono eseguiti, con i melismi storici che li rendono unici in Sardegna, per mezzo della cosiddetta “musica a memoria”. Canti polivocali popolari di tradizione orale e principalmente di carattere liturgico e paraliturgico, cosìdetti a “Cuncordu” (da Concordia) e sempre composti da quattro voci (bassu, contra, voche e mesu voche); vengono recitati in occasione dei riti e rappresentazioni della Settimana Santa, mantenendo il repertorio in latino e sardo dai quali traspare una ricca fusione di risonanze emotive.